vino buono

Questo post, è rivolto principalmente a chi, tra gli addetti ai lavori, si trova a dover vendere, consigliare, suggerire un vino.
il vino buono

Vino buono

La diffusione e la profusione del mangiare sano, e del bere consapevole, è certamente una buona pratica, ma ha anche delle possibili conseguenze.
Una di queste è la convinzione, che dire una frase fatta, o un’apparente istruzione semplice, ci renda comprensibili a tutti.Forse una delle cause è anche la ormai dilagante abitudine, a voler essere sintetici a tutti i costi.
Ed è così che nascono i primi fraintendimenti, tra chi compra e chi vende un vino.

Il vino buono.

Quale ne sia la causa, ancora non l’ho capito, quello che so è spesso sento letteralmente questa frase “vorrei un vino buono”.
Ed ecco che mi sale un dubbio. Cosa intende per buono questa persona?

Facciamo delle ipotesi:

Chi lo dice, si riferisce al gusto, quindi a qualcosa di personale, che io potrei non conoscere.
Come faccio io a sapere, se preferisce un Barolo o un Brunello, un Prosecco o un Lambrusco.
In questo caso, la sintesi non aiuta, dire “un vino buono”, è come dire “un vino che mi piace”.
Quindi a meno che non vi rivogliate a vostro marito, o vostra moglie, non siete affatto chiari.

Forse per buono, ci si riferisce alla qualità del vino, e tutto sembra più chiaro, ma è solo un apparenza.
Infatti non per tutti, qualità ha il medesimo significato, ed anzi è più che mai differenziato il significato.
Qualcuno intende il vino del “contadino”, fatto senza nessun criterio scientifico.
Qualcuno intende un vino biologico, prodotto senza usare prodotti chimici, ma basandosi su dei principi ben determinati.
Qualcuno intende un vino industriale, dove ogni processo è fatto da scienziati dell’enologia.
Qualcuno intende il vino biodinamico, che mette in connubio, scienza ed esperienza, energie cosmiche e dati empirici.

Altri ancora per vino buono, intendono un vino senza difetti.
Anche qui non è così semplice, i vini che sanno di tappo, quelli che son diventati aceto, o quelli rovinati da altro,sono certamente difettati.
Tuttavia vi sono vini, che anziché essere difettati, potrebbero avere quella caratteristica.
Quindi devo capire se davanti, ho una persona che lo capisce o meno.
Non posso certo lamentarmi, se in un vino non filtrato trovo particelle in sospensione.
Ecco quindi che il vino va spiegato, ma non sempre le spiegazioni sono esaustive, o comprensibili all’interlocutore.

La comunicazione del vino.

Quando parliamo tra addetti ai lavori, e parliamo di complessità, sappiamo a cosa ci stiamo riferendo, o almeno ne abbiamo un idea.
Non sempre però con questa terminologia riesco a farmi capire da chi ho davanti.

Questo per dire che la comunicazione del vino, deve sempre essere a doppio senso, e deve sopratutto essere comprensibile da chi ascolta.
Le cose sono più semplici se sto descrivendo un vino, durante una degustazione, ma se devo proporre un vino, a qualcuno che mi ha chiesto “un vino buono”, devo saper usare dei termini comprensibili.
È forse poco utile dire che il vino è complesso, rischio di passare il messaggio “te non lo capisci”.
Posso forse dire “È un vino con molti profumi”, e magari darne alcuni dettagli.
È forse anche inutile dire che il vino “ha una spiccata acidità”, rischio che pensino che sia aceto.
In questo caso potrei dire ad esempio che il vino è rinfrescante.
Altro esempio è quello sulla sapidità, magari il cliente rischia di capire che il vino è salato.

Potrebbero essere altri gli esempi, sulla comunicazione, che possono creare dei fraintendimenti tra noi e il cliente.
Del resto tal volta può avvenire anche tra Sommelier che abbiano fatto il corso in associazioni diverse.

In buona sostanza, quando parliamo di un vino, dobbiamo per prima cosa capire chi abbiamo davanti.
La cosa appare ovviamente scontata, ma non sempre lo è così tanto, almeno a giudicare da come molti parlano del vino.

Concludendo.

Tornando al “vino buono” da cui son partito, dobbiamo sempre chiederci, quali sono i bisogni dell’altro.
Ovvero devo capire io cosa mi sta chiedendo il cliente, devo essere io a calarmi nei suoi panni.
La tentazione, quando viene chiesto un “vino buono”, è di rispondere, “non ho vini poco buoni”, ma battute a parte, potrebbe non essere la frase migliore da dire.
La cosa migliore, anche se scontata è chiedere direttamente al cliente cosa intenda con questa richiesta.
Solitamente scopriremo che vuole semplicemente un vino che costi il giusto, e che sia saporito, con qualche aroma fuori dal normale.
Poco importa se poi quel vino lo abbina male, questo è quello che vuole.
Per cui il passaggio successivo, è proprio chiedere cosa mangia, e suggerire solo a quel punto il “vino buono” da metterci accanto.
In conclusione, non dovremmo mai apparire dei professori del vino, ma solo dei buoni conoscitori.


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Informazioni su Ganimede Coppiere

Mi firmo con un nome antico, che mi identifica da molti punti di vista, sotto il quale non mi celo ma rivelo. Amministro questo blog, che non ha pretese, ma cerca solo di raccontare esperienze personali di carattere sensoriale, oltre a dare, spero, strumenti utili agli appassionati del vino. Il mondo del vino è assai variegato, è un mondo che ti cattura, ti affascina, ed ovviamente ti inebria. Se vuoi scrivi direttamente a info@guida.wine
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