Italian Grape Ale. Il primo stile tutto italiano della birra. W la IGA

Italian Grape Ale

IGAuna Ale italiana caratterizzata da diverse varietà di uve, a volte rinfrescante, altre complessa”

Italian Grape Ale, IGA per gli amici

Italian Grape Ale

Italian Grape Ale

Il mondo della birra, lo sappiamo è molto variegato, ed è in eterno movimento.
È meno regolamentato rispetto a quello del vino, per questo gli stili birrai, spesso si mescolano.
A dirla tutta la IGA, non è ancora uno stile brassicolo, ben definito, ma ha comunque delle indicazioni.
È stato di fatto codificato dal BJCP, ovvero “l’organismo”, che organizza e detta le regole delle degustazioni.
In vero BJCP, lo inserisce all’interno degli stili birrai del 2015 nelle appendici, ma è già un vero e proprio riconoscimento.
QUI trovare una traduzione di tutto il testo.

In buona sostanza le Italian Grepe Ale, come è facile immaginare dal nome, sono birre in cui l’uva o il mosto, entrano nella ricetta.
Il BJCP, indica alcune delle caratteristiche, di queste birre, il principale è l’indicazione dell’equilibrio tra i profumi dell’uva e quello dei luppoli.
il BJCP ci dice anche che le IGA, non dovrebbero avere le “acidità” delle Lambic, anche se hanno caratteristiche comuni.
La sua limpidezza potrebbe essere leggermente velata, in base alle tipologia di uva, ed il colore è variabile per gli stessi motivi.
L’aromaticità dell’uva o del mosto, devono essere presenti, ma non invadenti, comunque in equilibrio con i malti e il luppolo.
Sia la gradazione alcolica che IBU sono variabili, ed hanno un ampia forchetta.
IBU 10-30. Gradazione da 4,8% a 10%.

L’identità Italiana

Con tutte queste caratteristiche, le IGA, sono più che mai uno stile italiano, che come quello del vino, si diversifica, in base alle biodiversità territoriali.
Le Italian Grape Ale che stanno ormai diffondendosi, possono diventare un vero biglietto da visita per i piccoli birrifici artigianali.
Se infatti, non è sempre facile distinguersi dagli altri, usando prodotti similari, con l’uso di varietà diverse di uva, o di mosti, questo può essere fatto.
Ho assaggiato una birra, con mosto di “Barolo“, o per meglio dire, di uve nebbiolo, ed ha un carattere tutto particolare.
I nostri mastri birrai, del resto hanno una caratteristica fondamentale, che può essere freno, o risorsa.
La mancanza di una tradizione brassicola, sopratutto di lunga data, e/o familiare.
Per qualcuno questo può essere un freno, e può spingere a ricercare ricette, e caratteristiche oltre confine.
Appiattendosi su stili, certo ottimi, ma che non ci appartengono fino in fondo.
Per altri è diventata un’opportunità, che spinge a ricercare un’identità propria ed unica.
Che spinge a creare nuovi legami con territori, nuove opportunità gustative, e gusto olfattive.
La Birra per sua natura è viva, ed è vita, e i nostri mastri birrai sono più vivi che mai.


Vedi anche l’appuntamento di fine aprile 2017 a Campi Bisenzio.

Leggi il post sul microbirrifico Montegioco.

Informazioni su Ganimede Coppiere

Mi firmo con un nome antico, che mi identifica da molti punti di vista, sotto il quale non mi celo ma rivelo. Amministro questo blog, che non ha pretese, ma cerca solo di raccontare esperienze personali di carattere sensoriale, oltre a dare, spero, strumenti utili agli appassionati del vino. Il mondo del vino è assai variegato, è un mondo che ti cattura, ti affascina, ed ovviamente ti inebria. Se vuoi scrivi direttamente a info@guida.wine
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