Biondi Santi, storia di Montalcino. Che ormai parla francese

biondi santi

Stemma Biondi Santi

-Questo post è precedente alla notizia della cessione, di cui parlo a fine articolo.-

Dire Biondi Santi, è dire Brunello, questo si sa, raccontare la storia di questa azienda, non è impresa semplice.
Non si può infatti riassumere in poche righe, una storia che è legata non solo all’azienda, ma anche ad un territorio.

In questo post, parlo solo della storia dell’azienda, per le recensioni dei vini, mi riservo in seguito di scrivere un post apposito.

Un po di storia di Biondi Santi.

Origine.

Partiamo da lontano, era 1867, all’esposizione mondiale di Parigi, quando Clemente Santi ricevette un premio per il “Moscadello”.
Al ricevimento di questo prestigioso riconoscimento, la storia dell’azienda, era avviata, anche se la sua fondazione avverrà nel 1888.
Come spesso accadeva, tra famiglie importanti, vi fu un matrimonio, tra la figlia di Clemente, e Jacopo Biondi, fu loro figlio, Ferruccio, a proseguire la passione per il vino, ed unire i cognomi.
Ferruccio forte dell’esperienza del nonno, condusse l’azienda, in una continuità produttiva invidiabile per quegli anni.
Grazie a questa esperienza, ed ai successi ottenuti, iniziò a dedicarsi alla tenute del Greppo.

Ferruccio

Si deve alla sua lungimiranza, a partire dalla meta ‘800, iniziò a pensare a vini longevi, e non immediati.
In quegli anni difficile, piene di avversità ambientali, molti produttori, tendevano a monetizzare subito, Ferruccio, volle invece puntare a vini da lungo invecchiamento,
È in questi anni, che nasce la produzione del Sangiovese in purezza.
Del resto erano gli anni della fillossera, che aveva messo in ginocchio molte aziende.
Quella di Ferruccio Biondi Santi, fu una scelta coraggiosa, e lungimirante.
Morì nel 1917 lasciando le redini al figlio, ma con vigneti innestati, e rinnovati completamente, usando barbatelle selvatiche, e gemme della sua azienda.

Tancredi.

Tancredi, figlio di Ferruccio era nato sul finire del secolo, in un Italia già unità, segui le orme del padre.
Seguendo le vicende aziendali, studiò enologia a Conegliano Veneto prima, e poi a Pisa dove si laureò in agronomia.
Già nel 1920, il suo Brunello, era esportato nelle “lontane americhe”, ed era considerato “ambasciatore” di Montalcino e dei sui vini.
Si deve a lui, anche la procedura della ricolmatura, un operazione delicata e difficile.
Questa operazione fu compita, sempre da Tancredi 1970 arrivando a ricolmare delle annate risalenti 1888.
La sua impronta nella tenuta del Greppo, è oggi ancora del tutto intatta, che ha raggiunto con lui la sua massima gloria.

Franco.

Le redini dell’azienda, passa costantemente di padre in figlio, ed è proprio il figlio Franco Biondi Santi, che ha condotto l’azienda in era moderna, fino al 2013.
Negli anni ha esteso la produzione, e gli impianti, passando da 4 ettari ai 25 ettari attuali.
La sua interpretazione si è mossa nel solco, di quella del padre, ma apportando delle innovazioni.
Ha saputo eguagliare le migliori riserve, che fanno di Biondi Santi sinonimo di longevità.

Oggi fino alla fine 2016.

L’azienda non ha mai perso il suo splendore, e la sua identità, oggi è condotta dai due figli di Franco (Jacopo e Alessandra), che in chiave moderna, portano avanti antiche tradizioni.
Tanto che ancora oggi, dire Biondi Santi è dire Brunello.


La cessione ai francesi.

È del 16 dicembre la notizia, della vendita ai “francesi” di Epi Group.
La notizia ha avuto una certa eco, sulla stampa e nel mondo del vino tutto, è raro infatti che una azienda come quella appena descritta, con una storia familiare così importante ceda a terzi.
In realtà non si tratta di una cessione completa, ma comunque delle quote di maggioranza.
La famiglia continua a rimanere dentro, ma in questo modo, il Brand acquista forza.
I francesi del resto, non solo il vino lo sanno fare, ma sanno anche promuoverlo nel mondo in un modo che, spesso, noi italiani ci sogniamo.
Il gruppo fa capo alla famiglia Descours, noti per lo champagne, ma anche altre eccellenze francesi.
Un alleanza strategica quindi, che non andrà ad intaccare la qualità storica dell’azienda.


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Informazioni su Ganimede Coppiere

Mi firmo con un nome antico, che mi identifica da molti punti di vista, sotto il quale non mi celo ma rivelo. Amministro questo blog, che non ha pretese, ma cerca solo di raccontare esperienze personali di carattere sensoriale, oltre a dare, spero, strumenti utili agli appassionati del vino. Il mondo del vino è assai variegato, è un mondo che ti cattura, ti affascina, ed ovviamente ti inebria. Se vuoi scrivi direttamente a info@guida.wine
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