Barolo

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Barolo zone di produzione

Il Barolo è considerato il Re dei vini, un vino che è garanzia di qualità e longevità, si potrebbe quasi dire che è “il vino”.
È forse il vino che meglio rappresenta l’enologia italiana nel mondo.
La sua eleganza affascina chiunque vi si approcci, dall’esperto al novello bevitore.

Vedi anche il video, sulla storia del Barolo.

La zona di produzione è racchiusa in pochi comuni e in parte di altri.
Come si evince dalla cartina, i comuni in cui è possibile produrlo sull’intero territorio comunale sono Barolo, Castiglione Faletto e Serra Lunga D’Alba.
È inoltre possibile produrre barolo in parte dei comuni di, Cherasco, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d’Alba, Novello, Roddi e Verduno.
Come evidenziato dalla linea rossa in cartina che ne delimita la zona di produzione.
È possibile inserire in etichetta delle menzioni geografiche più specifiche, più ristrette, consulta la mappa ufficiale.

Il Barolo come DOCG è stato regolamentato la prima volta nel 1980, è del 1966 invece il riconoscimento come DOC, l’ultima modifica risale al 2014.
La sua storia è ben più antica, è nella metà dell’ottocento infatti, che il vino venne destinato a diventare biglietto da visita del Piemonte nel mondo.
Per produrre il Barolo si può utilizzare solo in Nebbiolo, un vitigno che qui trova la sua zona di elezione.
La resa massima per ettaro è di 80 quintali ridotta a 72 se vi è la menzione geografica.
L’affinamento minimo è di 38 mesi (che sale a 62 per la versione riserva), di cui almeno 24 in botti di legno, calcolato a partire da primo novembre dell’anno di raccolta delle uve.
Può essere messo in commercio a partire dal primo gennaio dell’anno successivo.
Il titolo alcolemico minimo previsto è di 13%.

Da anni ormai, il Barolo è la gloria di queste terre, dove la cura della vigna, e della produzione del vino non lascia spazio alla fretta.
Chi produce Barolo lo fa pensando a lungo termine e non certo per vendere il vino dopo aver “strizzato” l’uva, una lentezza quella del Barolo che va usata anche per degustarlo.

La svolta avvenuta a cavallo tra gli anni 80 e 90, che ha “accelerato” l’affinamento non ha comunque stravolto questo concetto di lentezza.
Si può ormai asserire che i tradizionalisti, e i modernisti (noti come Barolo Boys), abbiano solo apparentemente due concetti diversi della vinificazione del Barolo.
Nelle degustazioni alla cieca non sempre è facile riconosce quale dei due stili si stia bevendo.
Da una parte si predilige un vino più corposo e tannico, dall’altra si predilige un vino più morbido e delicato.
Con il tempo le diversità si assottigliano, tanto da assomigliarsi sempre di più, quello che è certo è che entrambe le “filosofie” puntano all’eccellenza.
Entrambe le filosofie, sfiorano le vette più alte del enologia mondiale, e sanno regalare emozioni uniche.

Il colore dei vini è affascinante, quasi sempre di grande luminosità, e penetrabilità quasi a sfiorare la trasparenza con gli anni.
Si hanno dei rosso granato che virano mano a mano sui toni aranciati.
Gli aromi che si possono trovare nei Barolo sono davvero molteplici, e mutevoli negli anni, vanno a sfiorare tutte le famiglie aromatiche.
In quelli più tradizionali prevalgono le note di fiori appassiti, di frutti maturi e in confettura, spezie come la noce moscata, che con il tempo si spostano verso il sotto bosco, il tabacco, il cuoio, tostato ed affumicato.
Mentre in quelli più moderni non mancano anche le note balsamiche .

Facendo una considerazione del tutto personale, e basata sulla mia esperienza personale, nell’eterna sfida tra Toscana e Piemonte, per i grandi vini, il Barolo batte tutti.

Per la versione del Barolo Chinato, il disciplinare recita testualmente.

Articolo 7 B. chinato
1. La denominazione «Barolo chinato» è consentita per i vini aromatizzati preparati utilizzando come base vino «Barolo» senza aggiunta di mosti o vini non aventi diritto a tale denominazione e con una aromatizzazione tale da consentire, secondo le norme di legge vigenti, il riferimento nella denominazione alla china.
2. Il quantitativo di «B.» DOCG da utilizzare per la preparazione del «B. chinato» andrà comunicato all’ente preposto al controllo prima della preparazione.

Vedi anche il Barolo di Giovanni Rosso.


 

Informazioni su Ganimede Coppiere

Mi firmo con un nome antico, che mi identifica da molti punti di vista, sotto il quale non mi celo ma rivelo. Amministro questo blog, che non ha pretese, ma cerca solo di raccontare esperienze personali di carattere sensoriale, oltre a dare, spero, strumenti utili agli appassionati del vino. Il mondo del vino è assai variegato, è un mondo che ti cattura, ti affascina, ed ovviamente ti inebria. Se vuoi scrivi direttamente a info@guida.wine
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